L'asilo degli orrori (foto Daniele Stanisci/ag. Toiati

Botte e maltrattamenti ai bimbi dell'asilo
arrestate due maestre a Roma
Piccoli a terra per pulire la pipì

Il caso nella scuola San Romano a Portonaccio: incastrate dalle telecamere


ROMA - Una maestra e la coordinatrice della scuola per l'infanzia San Romano a Roma (quartiere Portonaccio) sono state arrestate dalla polizia per maltrattamenti e percosse a bambini. Gli agenti del commissariato San Basilio, diretti da Adriano Lauro, hanno dato esecuzione agli arresti domiciliari a seguito di una serie di indagini coordinate dalla Procura di Roma. «Scemo» «zozzo» «bastardo» le parole usate anche contro bimbi con disagi psichici.

Arresti domiciliari per Franca Mattei di anni 63 e Maria Rosaria Citti. di anni 57, rispettivamente coordinatrice scolastica e insegnate della scuola dell’infanzia denominata “San Romano” nell’omonima via al civico 92, per i reati di maltrattamenti e percosse in danno di minori.

Bimbi a terra per pulire la pipì. Sono diversi i comportamenti violenti e denigratori nei confronti dei bimbi dell'asilo. Tra questi, quella di un bimbo colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni e per questo costretto dalla maestra a inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia.

I più grandi usati come kapò. Alcuni bimbi venivano utilizzati come kapò nei confronti degli altri bambini più piccoli, che avevano tra i tre e i quattro anni. «Vai da lui e schiaffeggialo», erano gli ordini che dava la maestra ad alcuni bambini per punire gli altri.

Le indagini sono state coordinate dal Sostituto Procuratore Eugenio Albamonte, dirette dal Dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza “San Basilio” e condotte dagli Ufficiali e Agenti di Polizia Giudiziaria della Squadra di P.G. Esterna del medesimo Ufficio di Polizia.

Sono state incastrate dalle telecamere la maestra e la direttrice. Dopo aver ascoltato i testimoni, gli inquirenti avevano disposto un'attività d'indagine tecnica, con telecamere installate in aula, che hanno fornito riscontri oggettivi sugli indizi di colpevolezza. Dalle indagini è anche emerso che, nonostante la maestra fosse stata più volte criticata e ripresa anche dalle sue colleghe per i suoi "metodi educativi", continuava nei suoi comportamenti perché coperta dalla direttrice, l'altra donna oggi arrestata dalla polizia.
Nel corso del tempo, il personale scolastico, docenti e non, che denunciava i comportamenti dell'insegnante alla direttrice in alcuni casi sarebbe stato emarginato dall'ambiente. La direttrice, infatti, avrebbe cercato di mettere tutto a tacere senza prendere alcun provvedimento e avrebbe fatto ricorso anche a forme di intimidazioni e ritorsioni nei confronti di chi accusava la maestra.

La denuncia. La notizia criminis è stata acquisita in seguito alla segnalazione proveniente da persone gravitanti all’interno dell’ambiente scolastico nonché da alcuni genitori che riferivano di presunti maltrattamenti e vessazioni posti in essere da una maestra e commessi in danno di alcuni alunni minori degli anni 4.

Dai primi accertamenti risultava che la direttrice della scuola, sarebbe stata a conoscenza della condotta illecita dell’insegnante, omettendo di prendere gli opportuni provvedimenti, in violazione dei suoi poteri-doveri di vigilanza e controllo, al fine di salvaguardare il buon nome dell’istituto.

Le testimonianze. Il Sostituto Procuratore titolare dell’inchiesta, dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei potenziali testimoni, al fine di acquisire ulteriori elementi probatori, ha disposto un’attività d’indagine tecnica che effettivamente forniva riscontri oggettivi circa i gravi indizi di colpevolezza già evidenziatisi, in particolare, a carico della F.M. Gli investigatori hanno accertato la commissione di numerosi comportamenti violenti, vessatori, offensivi e mortificanti della dignità dei bambini affidati ad essa durante l’orario scolastico.

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Violenza per ottenere l’obbedienza degli alunni.
Particolare menzione merita l’episodio nel quale un bambino colpevole di essersi fatto la pipì nei pantaloni, veniva costretto dalla maestra ad inginocchiarsi e ad asciugarla con un fazzoletto di carta, dopo essere stato minacciato, davanti agli altri bambini, di fargliela pulire con la faccia. Numerosi sono stati gli eventi in cui la maestra è ricorsa alla violenza per ottenere l’obbedienza degli alunni.

Clima di terrore: vessazioni anche contro i disabiliTali condotte dell’educatrice, che generavano nei piccoli un clima di terrore, mettendoli in costante soggezione psicofisica, si manifestavano anche incitando alcuni di loro, solitamente i più grandi, alla violenza e alla denigrazione in danno degli altri. Il comportamento della maestra, fatto anche di insulti ed umiliazioni verbali, riguardava anche bambini portatori di disagi e difficoltà psicoinfantili. Venivano usati epiteti vari come scemo, zozzo, bastardo.

La copertura della direttrice. Nonostante la maestra fosse stata più volte, nel tempo, criticata e ripresa anche dalle sue colleghe circa i suoi metodi educativi, avvalendosi della protezione e della copertura della direttrice, continuava imperterrita nella commissione di tali illeciti, limitandosi esclusivamente a non assumere tali comportamenti in presenza di altro personale scolastico.

I tentativi delle colleghe di denunciare tutto alla direttrice. Nel corso del tempo le diverse persone, docenti e non, che rappresentavano i comportamenti dell’insegnante alla direttrice M.R.C., si sono sempre trovate davanti ad un “muro” o addirittura emarginate dall’ambiente, poiché la stessa cercava di mettere tutto a tacere, senza prendere alcun provvedimento, inducendo al silenzio chiunque volesse evidenziare in qualche modo la errata sistematicità educativa che si teneva all’interno della scuola, in particolare nella suddetta classe, ricorrendo anche a forme di intimidazioni e di ritorsioni, abusando dei propri poteri istituzionali.

Gli arresti domiciliari. Visto quanto emerso dalle indagini, il Sostituto Procuratore dr. Eugenio Albamonte, soprattutto al fine di preservare i minori sottoposti al rischio evidente della reiterazione da parte della maestra delle condotte illecite in argomento, richiedeva con urgenza una misura cautelare al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, dottoressa Elvira Tamburelli, la quale emetteva a carico delle due donne la misura cautelare degli arresti domiciliari.

Il ministero dell'Istruzione ha disposto un'ispezione alla scuola dell'Infanzia San Romano. Il Ministro Maria Chiara Carrozza, segue intanto con attenzione gli sviluppi della vicenda. «Voglio innanzitutto esprimere la mia sincera vicinanza alle famiglie dei bambini che frequentano la scuola», ha affermato il Ministro, aggiungendo che il Ministero ha disposto un'ispezione presso l'istituto. «Spero che si faccia luce al più presto sulla vicenda. Se le accuse saranno confermate, si tratterebbe di un caso che richiede una risposta immediata e la massima fermezza», ha concluso il Ministro.

Il sindaco Alemanno. «Sono qui, innanzitutto come padre. Non è neanche lontanamente pensabile che un bambino possa essere picchiato, o subire violenza in una scuola materna». Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, in visita all'istituto per l'infanzia di via S. Romano. «Ho chiamato immediatamente il questore e il sostituto procuratore - ha proseguito il sindaco - per sapere gli esatti contorni di questa vicenda. Roma ha 7000 educatrici di grande professionalità, voglio capire come sia stato possibile tutto questo. Nessuno sapeva nulla, nè le maestre, nè i nostri dirigenti, la procura ha condotto l'inchiesta con il massimo riserbo».

Il Comune si costituirà parte civile. «Vogliamo capire come è stato possibile tutto questo e soprattutto siamo comunque dalla parte delle famiglie, ci costituiremo parte civile in un eventuale processo, vogliamo sapere fino in fondo cosa è successo e garantire fino in fondo i bambini di Roma, a tutti i costi». Lo ha detto il sindaco Alemanno uscendo dalla scuola materna.

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